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Il Bel Sito del Pioero!!!

Dieci borghi a cavallo tra Lunigiana e Alpi Apuane dove si organizza la Pioero Fest e la Torre In Festa

Pubblichiamo con immenso piacere il racconto scritto dalla nostra Pioerina, che parla della sua infanzia in uno dei paesi del Pioero.

Ringraziamo vivamente Pioerina per avere dato il permesso di pubblicare questo piccolo gioello su Il Bel Sito del Pioero.

Il ricordo di nonna

 di Pioerina

É sabato.

Per la nonna la giornata inizia all'alba, come ogni giorno che precede la festa.

Mi allungo nel letto per godermi il calduccio lasciato da lei e seguo i suoi gesti in cucina.

Ci divide solo una parete.

Sminuzza la legna sottile per accendere il fuoco nella stufa. Gira il coperchio della madia e prepara il suo tavolo da lavoro. Stride il cassetto quando lo apre per prelevare la farina di frumento che vi era stata stipata nei giorni precedenti al ritorno dal molino della valle, è stata macinata a pietra e a forza d'acqua di torrente.

Il ritmo regolare della paletta di legno che batte sulla spianatoia si fa sempre più sordo, la farina ormai è tanta e attutisce il colpo.

La montagna bianca è pronta per essere impastata con acqua e lievito madre, conservato dalla settimana precedente. La nonna sale sopra una sedia per essere più alta e usare più forza nelle braccia nell'amalgamare con le sue mani tutti gli ingredienti.Segue un altro ritmo regolare e cadenzato come una cuna che dondola e mi riporta nel mondo dei ricordi e dei sogni.

La nonna custodisce il suo tesoro di pasta, lo copre con un telo di grezza canapa ricavata dal canapaio e tessuto nel telaio della Graziosa, vi appoggia sopra una coperta militare, avuta in cambio per qualche uova dalla vicina Massimina che di figli che "avevano fatto il soldato" ne aveva avuti parecchi. Attizza il fuoco ed esce per governare le bestie.

Torna dal pollaio con la gallina prescelta per festeggiare la domenica e dalla stalla con il latte ancora caldo.

Mi sveglia, è arrivato il mio turno, corro subito in cucina.

Salgo sulla sedia e mi alzo in punta di piedi per controllare cosa è successo sotto la coperta, ma già so cosa mi aspetta, è un gesto vecchio, ormai.

Una palla enorme di pasta! Imprimo facilmente il mio indice in quella montagna bianca, ma la nonna mi richiama dolcemente, è preoccupata che la sua pasta si raffreddi.

Sulla tavola mi aspetta una "tazzona" di bianco latte e una fetta di pane raffermo, tagliata da una pagnotta sfornata il sabato precedente. Spezzetto il pane e lo tuffo nel latte, mescolo ed ho già l'acquolina in bocca perché quel connubio di latte e pane è divino. Adesso so il perché, gli zuccheri contenuti in questi ingredienti non si vedono ma si fanno sentire, sono il lattosio e l'amido.

Nella cucina ricomincia il lavoro e per me comincia il gioco. L'impasto ormai è lievitato e la nonna lo divide in sei o in otto pezzi, io, come ogni volta, devo pregarla perché me ne regali uno piccolissimo, e lo ottengo solo perché sono una bambina docile e ubbidiente, tutto è prezioso e non si deve sciupare nulla.

Il mio "gioiello" è morbido, malleabile, bianco e profuma dell'acido del lievito. Diventa fiore, bambino, fungo, farfalla...sono sempre stata una sognatrice! E per chi non sa descrivere con le parole ciò che sente, l'immagine grafica e plastica diventa l'espressione più alta.

La nonna invece forma tante piccole palle e le allinea sulla spianatoia, col coltello imprime su ognuna di loro due tagli che diventano una croce e ricopre il tutto con il telo di canapa e la coperta militare. Hanno avuto la loro benedizione e possono riposare ancora un po'.

Nell'aria è rimasto il profumo del lievito e del fuoco che non solo riscalda ma suona ed odora per il tipo di legna che arde.

Sull'uscio di casa c'è il forno di pietra e la nonna comincia a scaldarlo, brucia i rami secchi delle viti raccolti in fascine dopo la potatura. È un'attività che richiede tempo e pazienza, ma che riscalda in inverno ed è occasione per una chiacchierata fra le donne che passano per la via, l'Orlandina, la Richetta, l'Irma e l'Alderina....Si raccontano di come sono andati i raccolti in campagna, di come crescono bene le loro bestie, svelano le loro gioie e le loro preoccupazioni. Si tramandano le ricette fatte di poco e c'è chi porta le patatine infilzate nello stecco di erica, o le "pattone" preparate con la pasta di farina di castagne racchiusa fra le foglie secche per metterle a cuocere nel forno, dopo che saranno tolte le pagnotte. La nonna prepara un bel po' di "meline rotelle", le lava e le asciuga e le tiene in disparte, andranno sparpagliate sul piano del forno e cuoceranno lentamente, sprigionando un dolce e fruttato profumo che si unirà a quello dolce e amaro delle "pattone" e a quello selvatico e aspro dell'erica che insaporisce le patatine novelle.

Rossa in faccia, per il calore, la nonna, infine ripulisce il forno dalle braci e dalla cenere che raccoglie in un secchio di latta. Va a prendere la spianatoia dove le palle di pasta hanno preso la forma di pagnotte e come un'equilibrista porta la tavola sul capo e la posa accanto alla bocca del forno. Sono di aiuto alla nonna che con una grande pala di ferro su un lungo manico di legno sistema le pagnotte nel forno rovente. Chiude la bocca del forno con la "chiodena" di ferro battuto.

Adesso abbiamo un po' di tempo per dedicarci ad altre faccende.

Quella povera gallina, strozzata nel pollaio, deve essere spennata, pulita e suddivisa, perché sarà la sola carne che si consumerà durante tutta la settimana. Con le interiora si preparerà il ragù, con le ali e le zampe un brodino, il collo si riempirà di pane, uova, formaggio e mortadella e diventerà una prelibatezza cotta nel brodo, le parti più nobili saranno consumate la domenica. Se poi la gallina aveva in fabbrica delle uova, sembreranno dei piccoli tuorli cotti come uova sode e sarà una gran festa per i bambini, perché spetteranno a loro.

É interessante seguire le fasi di questa preparazione, ma a me non piace molto, preferisco controllare come si asciugano e si seccano, sul piano della stufa a legna, le mie creazioni artistiche che emanano un debole profumo di abbrustolito, di farina bruciata, è un aroma un po' acre ma non sgradevole.

Un profumo di buono, di pane... si espande nell'aria, per la via e per la casa e ci richiama al forno per girare le pagnotte e farle cuocere da tutte le parti. Trascorre ancora un po' di tempo e finalmente si sfornano calde, dorate, con una fragranza inconfondibile. Trasmettono serenità e amore familiare. Trasmettono pace, si allarga il cuore e si pensa che sarebbe bello donare il pane a tutto il mondo, perché nessuno possa soffrire la fame.

É un pane ricavato dal lavoro quotidiano, a partire dalla semina del frumento nei campi uggiosi di novembre, dove i buoi tirano l'aratro e preparano un letto soffice per le sementi, è un pane che ricorda i canti dei mietitori sotto larghi cappelli di paglia, arsi dalla calura estiva, è un pane preparato dalle mani abili e amorevoli della donna di casa, è un pane conquistato! Ma, per alleviare la sofferenza della fame, volentieri verrebbe diviso con chi non ne ha, perché la fame, durante la guerra, la nonna, e chi c'era, l'ha provata e sa cosa significa.

Le pagnotte vengono ammucchiate e ricoperte ancora dal telo di canapa e dalla coperta militare per mantenerle morbide perché dovranno essere consumate durante tutta la settimana.

A conclusione del lavoro, la nonna si permette una golosità, e ne fa partecipe tutta la famiglia, me compresa, anche se questa è proprio un'eccezione per una bambina. Taglia un quarto di pagnotta fumante, lo spezzetta e lo affoga nelle tazze piene di vinello zuccherato, non so a quale cibo di oggi, potrei paragonare questa prelibatezza, non ne esiste una uguale e non l'assaggerò mai più. Ha il gusto del "proibito" sia per gli adulti che si permettono una golosità, ma per loro è anche un sostentamento, sia per me, perché ai bambini non è permesso bere il vino.

E intanto ebri di questo "cibo degli dei" dal forno arrivano le altre fragranze. Sono le patatine che stanno abbrustolendo con le loro bucce e che andremo a condire con l'olio della "conca", quello ricavato dal raccolto di quest'anno, con un pizzico di sale marino e con l'aceto, aspro e torbido, prelevato dal bottiglione dove obbligatoriamente dovrà essere presente la "madre", per ritenerlo un ottimo prodotto. Sono le "pattone" che profumano l'aria e che in questa settimana sostituiranno il "dolce", perché quello si prepara solo nelle feste speciali. Sono le "meline rotelle", che emanano una fragranza inconfondibile, sono quelle che conosciamo solo noi, in questa zona d'Italia, quelle raccolte in abbondanza, che per variare il consumo vengono cotte nel forno e una tira l'altra per la loro bontà, la loro morbidezza ... ma occorrerà limitarne il consumo per non avere delle brutte sorprese con l'effetto che fanno sull'intestino. E, bisogna svelarlo, non manca chi, passando per strada, non rimane attirato dal profumo di questi piccoli frutti che cuociono e dalle dolci "pattone" e lesto, lesto apre il forno, allunga la mano e si gusta una delizia irresistibile, la nonna lo sa e non si cruccia per questo, anzi è orgogliosa e felice di far partecipe anche altri delle sue bontà. Non le costa molto, le "meline" quest'anno sono maturate in abbondanza, le ha solo raccolte, anche la farina di castagne è molta, il paese è immerso nei castagneti e se non fosse stato per questo, in tempi remoti, i paesani avrebbero fatto la fame, e infine anche il calore del forno, dopo aver svolto il suo dovere primario: quello di cuocere il pane, va sfruttato fino a che svanisce del tutto.

Sembra favola, ma favola non è, ed è piacevole ripercorrere, in modo semplice, questi momenti, perché hanno qualcosa di magico.

Grazie nonna Nella, non riuscirò mai ad eguagliarti nella tua operosità, positività, generosità, parsimonia... eri nel mio cuore di bambina e vi rimarrai sempre.